Scoprire sé stessi giocando: quando l’immaginazione incontra emozioni vere
Immagina di entrare, anche solo per qualche ora, nei panni di un altro. Non per fuggire dalla tua vita, ma per comprenderla meglio.
Per guardarti con occhi diversi.

È questo che accade in un LARP (Live Action Role Play): un’esperienza che, dietro alla maschera del gioco, può toccare corde profonde, portare alla luce emozioni vere e rivelare parti di te che non sapevi di avere.
Nel LARP non si gioca solo con la fantasia: si gioca con la voce, con il corpo, con la presenza.
La psicologia cognitiva ci insegna che la mente non è separata dal corpo. Secondo la teoria della embodied cognition (Barsalou, 2008), i pensieri, le emozioni e la comprensione del mondo passano anche dai gesti e dai movimenti.
Quando agisci come il tuo personaggio, il tuo cervello non distingue nettamente tra realtà e finzione.
Ecco perché le emozioni che provi in gioco sono autentiche.
Stai recitando, sì… ma stai anche vivendo davvero.
Emozioni vere in un gioco finto
Nel LARP puoi provare rabbia, paura, gioia, empatia. Non è un caso: vivere situazioni in prima persona, con il corpo, la voce e la presenza degli altri, attiva aree neurologiche coinvolte nell’esperienza emotiva reale.
La pratica immersiva del gioco risveglia circuiti che condividono funzioni emotive, mnemoniche e empatiche con la vita reale. E quando queste emozioni emergono in uno spazio sicuro e simbolico, possono essere riconosciute, esplorate, rielaborate.
Non è da sottovalutare che esperimenti in contesti di psicodramma hanno evidenziato cambiamenti nelle regioni prefrontali del cervello, suggerendo che il ruolo attivo (parlare, muoversi) coinvolge aree neurologiche legate all’identità, all’empatia e al controllo emotivo.
Inoltre, altri studi nell’ambito della drammaterapia e dello psicodramma (Kellermann, 1992; Emunah, 1994) confermano che interpretare ruoli può aiutare ad affrontare emozioni difficili, migliorare l’autostima e rafforzare la consapevolezza di sé.
Che cos’è la drammaterapia?
La drammaterapia è un tipo di psicoterapia che unisce psicologia e teatro per aiutare le persone a stare meglio, conoscersi più a fondo e affrontare momenti difficili.
Non serve essere attori né saper recitare: in drammaterapia non si “fa spettacolo”, ma si lavora su sé stessi attraverso il gioco simbolico, l’immaginazione e la narrazione.
È utilizzata in contesti clinici, educativi e sociali, con benefici documentati per bambini, adolescenti e adulti, anche in situazioni complesse come disturbi psicotici o contesti forensi.
La drammaterapia funziona perché unisce il potere della creatività alla sicurezza di un percorso guidato da un professionista formato sia in ambito teatrale che psicologico.
Nel LARP puoi vivere emozioni autentiche in un ambiente protetto, dove anche l’errore diventa una scoperta di sé.
È un’esperienza che, pur non essendo una terapia, può avere effetti simili a quelli osservati nella drammaterapia: maggiore consapevolezza, espressione emotiva e crescita personale.
Il personaggio sei (anche) tu
I personaggi che interpretiamo non sono mai del tutto inventati. Spesso contengono parti di noi: desideri, paure, lati nascosti o mai espressi. La teoria dei “possible selves” di Markus & Nurius, spiega che immaginare e “giocare” versioni alternative di noi stessi può stimolare la crescita personale.
Indossare un ruolo ci permette di esplorare chi potremmo essere, chi siamo stati o chi vorremmo diventare.
Nel farlo, possiamo liberarci da automatismi e rigidità mentali, sperimentare nuovi modi di comunicare, di stare con gli altri, di reagire.
È una vera e propria palestra emotiva, dove si allenano coraggio, empatia, autenticità.
Un gioco che lascia il segno
Quando togli il costume, qualcosa ti rimane: un pensiero, un sentimento, una scoperta.
Il LARP, come ogni forma di apprendimento esperienziale, lascia tracce interiori. Spesso ti accorgi che ciò che hai vissuto in gioco ti ha aiutato a conoscere meglio te stesso, a superare un blocco, o semplicemente a guardarti con più curiosità e meno giudizio.
Non è magia. È la forza dell’esperienza.

Approfondimento: Perché certe emozioni restano con te?
Chi partecipa a un gioco di ruolo dal vivo, spesso racconta di portarsi dentro emozioni vivide anche a distanza di giorni o settimane.
Forse non ci crederai ma ti posso assicurare che non è mera suggestione!
La psicologia conferma che gli eventi vissuti con coinvolgimento emotivo, in un contesto immersivo e significativo, tendono a lasciare tracce più profonde nella memoria.
Riflettici un attimo: durante un LARP sei immerso con tutto te stesso: ti muovi, parli, ascolti, reagisci. Ogni parte di te partecipa all’esperienza. Sei immerso in una storia, ma soprattutto in una rete di relazioni e di emozioni, spesso molto forti e coinvolgenti.
Tutto questo attiva processi cognitivi e affettivi complessi, che il cervello registra come esperienze reali e rilevanti.
Non si tratta solo di “ricordare cosa è successo”, ma di ricordare come ti sei sentito.
Le emozioni vissute nel gioco entrano a far parte del tuo vissuto autentico. Ora che conosci il modo in cui queste esperienze vengono registrate nella memoria, ti sarà più chiaro perché, anche dopo la fine del gioco, ciò che hai provato continua a vivere dentro di te.
Il valore psicologico del “fare finta”
Fare finta non è mai solo un gioco. Fin da bambini, il gioco simbolico è una risorsa fondamentale per lo sviluppo emotivo e cognitivo. Nei contesti adulti, come il LARP, questo tipo di gioco evolve in una forma più complessa, ma conserva la sua funzione: mettere in scena per capire.
Il LARP consente infatti di:
– dare forma a emozioni difficili da nominare
– esplorare ruoli che nella vita reale sono inaccessibili
– confrontarsi con temi esistenziali in modo simbolico ma intenso (potere, morte, amore, tradimento, giustizia…)
Come in una fiaba, si può vivere qualcosa di vero senza subirne tutte le conseguenze reali. E questo ha un potere trasformativo notevole.
Non solo introspezione: anche connessione
L’esperienza del LARP non è solo individuale: si svolge in gruppo, tra persone che, pur interpretando ruoli diversi, condividono emozioni vere. Questo crea un senso di connessione autentica.
Molti partecipanti raccontano di aver stretto amicizie profonde, superato insicurezze sociali o trovato nel LARP un modo per esprimersi meglio anche nella vita quotidiana.
Anch’io ne sono un esempio: attraverso il LARP ho conosciuto persone straordinarie, con cui ho condiviso emozioni vere, notti attorno al fuoco e dialoghi intensi, dentro e fuori dal gioco. Alcune di queste connessioni sono diventate amicizie durature, autentiche. E tra queste, c’è anche il mio attuale compagno di vita.
È sorprendente quanto un’esperienza apparentemente “ludica” possa creare spazi così sinceri di incontro umano. E non sono certo un caso isolato: moltissime persone, in tutta Italia, raccontano storie simili, fatte di legami nati giocando, ma cresciuti nella vita reale.
In psicologia si parla di esperienze di appartenenza significativa — e il LARP può offrire proprio questo.
In fondo, è proprio questa possibilità di connessione autentica – con gli altri e con sé stessi – a rendere il LARP qualcosa di più di un semplice gioco.
Il LARP non è una terapia, ma può essere una esperienza trasformativa.
È uno spazio in cui giocare con sé stessi, con le emozioni, con l’identità.
Un territorio in cui puoi provare senza dover riuscire, esplorare senza dover spiegare, emozionarti senza doverti difendere.
Che tu sia timido, curioso, insicuro o solo affascinato…
se ti sei mai detto “mi piacerebbe provare”,
forse c’è già una parte di te che vuole scoprirsi di più.
Perché non si gioca per essere perfetti. Si gioca per sentirsi vivi.
Ci vediamo nel prossimo articolo di PsicoLarp!
Fonti:
Barsalou, L. W. (2008). Grounded cognition. Annual Review of Psychology, 59, 617–645.
Markus, H. & Nurius, P. (1986). Possible selves. American Psychologist, 41(9), 954–969.
Blackmon, W. D. (1994). Dungeons and Dragons: The use of a fantasy game in the psychotherapeutic treatment of a young adult. American Journal of Psychotherapy, 48(4), 624–632.
Moreno, J. L., Moreno, Z. T. & Blomkvist, L. D. (2013). The Essential Moreno: Writings on Psychodrama, Group Method, and Spontaneity.
Kellermann, P. F. (1992). Focus on Psychodrama: The Therapeutic Aspects of Psychodrama.
Emunah, R. (1994). Acting for Real: Drama Therapy Process, Technique, and Performance.
Kolb, D. A. (1984). Experiential Learning: Experience as the Source of Learning and Development.
Landy, R. J. (1994). Drama Therapy: Concepts, Theories, and Practices.
Jones, P. (2007). Drama as Therapy: Theory, Practice and Research.


